Dio è morto, Marx è morto e il Web non si sente molto bene.

Dio è morto, Marx è morto e il Web non si sente molto bene.

Aug 23, 2010
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Il Web è morto.

Analisi sul futuro prossimo della Rete.

Ebbene sì, parafrasando Woody Allen anche noi di FriuliADD siamo caduti nella “tela mediatica” costruita da Chris Anderson, direttore di Wired US.

Dopo mesi di soffiate e voci di corridoio, finalmente è stato reso noto l’articolo che campeggerà sulla prima pagina del prossimo numero della Bibbia di Internet.

Per prima cosa chiariamo subito che le parole “Web” e “Internet” non sono sinonimi: in poche parole il Web non è altro che l’insieme delle pagine, dei link delle informazioni scritte alle quali accedete digitando un URL nel vostro browser, non è altro che uno dei tanti servizi che transitano insieme nel ben più datato mondo di Internet.


Ecco qui sopra il grafico della discordia. Si tratta del cambiamento delle percentuali di traffico dati dedicate all’utilizzo di alcuni servizi dal 1990 al 2010. La porzione in rosso indicherebbe l’imminente e progressiva morte del Web.

La strana decisione di separare il traffico Web dal traffico video quando quest’ultimo nella stragrande maggioranza dei casi è ospitato proprio su pagine internet, fa già sorgere qualche perplessità sull’efficacia dello studio del dibattito in questione.

I dati Cisco infatti prendono in considerazione il traffico generato ovvero la quantità di dati generati da ognuno di questi servizi, dati che ci doterebbero di un buon criterio di valutazione se non fosse che un video pesa molto di più di pagine e pagine di testo scritto, e di conseguenza una veloce sbirciata ad un video YouTube influisce in modo assai maggiore sul grafico in esame rispetto a ore passate su un giornale online.

Il Web non si sente bene.

Il web quindi non è morto e anzi, la quantità di traffico dati da esso generato è passata da 10 terabyte al mese nel 1995 a un milione di terabyte nel 2006.. insomma, gode di ottima salute.

Perché allora una rivista autorevole come Wired avrebbe portato alla ribalta un’analisi del genere? Lo stesso Anderson ci da una risposta:

Ti svegli e controlli la posta sull’iPad, con un’applicazione. Mentre fai colazione ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, e sono altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, quando sei di nuovo a casa, ascolti musica su Pandora, giochi con la Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l’intera giornata su internet, ma non sul web. E non sei il solo.

Mettiamo da parte quindi le urla catastrofiste del titolo e analizziamo i dati e le opinioni. La divisione tra Web, e Servizi accessibili online apre le porte ad una nuovo modo di intendere Internet.

Un “Net” sempre più infrastruttura e sempre meno spazio informatico, ambiente alternativo. Una concezione di Internet assai più commerciale, riportata alla luce dal manifesto Google-Verizon. Servizi, app, messaggi che viaggiano su Internet, e non più quest’ultimo che ospita molti servizi ed opportunità, a questo andiamo incontro e la continua ascesa di iPhone e simili ci conferma il tutto.

Meglio o peggio? Anche se va di moda è inutile pronunciarsi ora. Allarmismi vari sono prematuri e inutili, ma la mutazione della concezione della Rete è ormai un dato da accettare e affrontare. Un dato che potrà favorire ad esempio gli investimenti pro digital divide ma che vincolerà i servizi disponibili e fruibili.

Ai postumi l’ardua sentenza, ma una cosa è certa: la Rete così come la conosciamo oggi non tramonterà poiché, come già detto, la Rete è costituita dalle persone, da voi tutti che state leggendo e che la arricchite. Semmai si creerà un qualcosa di alternativo, di più simile ad una infrastruttura vecchia maniera e – chi può dire il contrario – magari anche più efficiente e sviluppato dell’Internet attuale, ma qualcosa di pur sempre Alternativo.


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